Non tutti condividono l'impostazione di questa campagna d'ascolto, ma è una campagna utile per ricercare quell’unità che sentiamo sempre più fragile.
Unità che è un valore da invocare ad alta voce, perché qualsiasi organizzazione se non si presenta coesa si presenta debole.
Ci sarà chi dovrà trarre delle sintesi dalle nostre discussioni. Compito arduo in questo momento. Ma compito ineludibile, perché andare ad una consultazione ampia non significa affidarsi a meccanismi di democrazia diretta, che altri partiti celebrano nascondendo invece forme di gestione del consenso ben più antidemocratiche di quanto appaia.

In casa nostra c’è chi deve trarre delle sintesi; è stato scelto per questo, democraticamente.
Ci siamo dati delle regole e abbiamo eletto rappresentanti. Potremo cambiare le une e gli altri al momento opportuno, quando si celebreranno congresso, primarie ed elezioni, in una sequenza sulla quale francamente non so esprimermi. Ma mi sento di dire che, finché non verranno cambiate, le regole vanno rispettate. In particolare quelle relative ai rapporti fra maggioranza e minoranza, che ultimamente sono state troppo spesso disconosciute, e che credo, dal prossimo congresso in poi, dovranno tornare ad essere vincolanti, anche rispetto alla permanenza nel partito.
Il Pd è un partito grande e pluralista, ed è un partito di governo, che si candida per continuare a governare.
È un partito che ha il cuore a sinistra, credo che su questo siamo tutti d’accordo. Ma la sinistra ha tante anime, ed il limite entro il quale si possono racchiudere politiche di sinistra è sempre più difficile da disegnare.
Viviamo un’epoca di grandi cambiamenti, stiamo assistendo ovunque all’ascesa di forze cosidette “populiste”. Un fenomeno globale, che irrompe nel tradizionale schema dialettico fra destra e sinistra e che ci impone una riflessione aggiornata su chi siamo, su quali interessi vogliamo tutelare e privilegiare e su come ci vogliamo presentare.
Se è ancora vero, ed io ne sono convinto, che “essere di sinistra significhi impegnarsi per ridurre le disuguaglianze”, è anche vero che la crisi economica, da un lato, e, dall’altro, l’evoluzione sociale di una società avanzata come la nostra, obbligano ad allargare i confini del territorio da presidiare.
Prendendo atto che i ricchi, veri ricchi, sono sempre meno, mentre i ceti medi che vedono minacciato il proprio equilibrio economico e il proprio benessere sono sempre più. Fra questi tanti nostri iscritti, e tanti altri che non lo sono ma che possono guardarci con interesse.
Credo quindi sia bene riconoscere che apparteniamo ad una organizzazione che rappresenta interessi articolati e che debbono coesistere se vogliamo essere partito di governo, in grado di assumersi la responsabilità di fare scelte di tutela degli interessi di chi rappresentiamo. Senza vergognarci di affermare che difendiamo i nostri interessi oltre che i nostri ideali.
Ed assumendoci la responsabilità di un patto fra ceti sociali contigui, un patto discusso e spiegato, che coinvolga i rappresentati, non solo i rappresentanti, i leader. Assumendoci anche la responsabilità di scelte a volte impopolari, perché in un contesto di limitata disponibilità di risorse non è facile mantener la barra dell’equità dritta.
Credo che il governo Renzi si sia mosso in questa direzione, e a me personalmente è piaciuto. Mi è piaciuta l’energia di Renzi, lo sforzo di rinnovare il gruppo dirigente, lo sforzo di leggere la realtà italiana non soltanto in modo catastrofico. E l’atteggiamento pragmatico e non ideologico.
Ma ci sono anche cose che non mi son piaciute, e fin dall’inizio. Soprattutto alcuni atteggiamenti, che per la mia formazione ed età sono apparsi forzati ed eccessivi, quegli atteggiamenti che gli hanno fruttato molta ostilità e tanti epiteti offensivi, anche all’interno del partito.
Sono però convinto che nel valutare una leadership politica occorra fare un bilancio complessivo, e che gli aspetti positivi superassero e superino ancora, di gran lunga, quelli negativi.
Non tutto ha però funzionato nel modo dovuto. La sconfitta del referendum anche se, credo, attesa, è stata bruciante soprattutto per le dinamiche interne al nostro partito. Su ciò è bene riflettere e discutere a fondo, per cambiare ciò che va cambiato.
Ora c’è Gentiloni al posto di Renzi. C’è comunque un nostro governo, in cui è bene continuare a riconoscersi. Stanno cambiando tante cose. Il quadro politico è confuso, in evoluzione. E apparentemente non verso scenari tranquillizzanti.
Non so se ci sarà un’altra occasione di governo per l’attuale Segretario, me lo auguro.
Ma comunque in questa difficile situazione credo che l’esigenza di Unità, Realismo, Capacità di gestione del cambiamento e di Dialogo con ampie fasce di cittadini resti immutata.
Tratto dall'intervento di M. Trebbi del 9/2 all'assemblea del Circolo D'Attorre sulla campagna d'ascolto.

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