Ho votato Renzi alle primarie e non sono pentito, nonostante il dopo. Ma al di là del premier, il messaggio di quelle primarie (dopo la semi-sconfitta del PD alle politiche, non scordiamolo) ha un senso politico che per me rimane attuale, ben al di là di Renzi: ottimismo, orgoglio nazionale perchè europei, decisioni strutturali per sbloccare un paese ingessato e in declino.
Molte cose sono successe. Tutte cose buone? No. Tutte cattive? Neppure.
Questo ascolto apre il congresso. Convengono tutti, ovviamente, che prima si debba parlare di linea politica e poi della classe dirigente. E poi tutti chiedono lealtà, tra maggioranze e minoranze in un partito che giustamente Mara Cavallari chiama naturalmente "plurale".
Bene: ma cosa è successo dopo il precedente congresso e primarie? Un conflitto continuo tra maggioranza e minoranza. Pochi ricordano quanto Renzi sia stato accusato sul cd "patto del nazareno" e sugli inciuci del partito della nazione. Poi è stato eletto Mattarella e allora era il Pdr. Poi Renzi ha fatto le unioni civili: si però... Poi sul Job act e gli 80 euro si è detto che era peggio di Berlusconi. Poi sul referendum che si andava verso un paese autoritario.
Potrei continuare ma vengo alla sostanza: cosa volete che capisca un normale elettore di questo conflitto permanente?
Il normale elettore spesso non sa che a sinistra dal 1921 in genere c'è sempre uno di sinistra che dice di un altro di sinistra che questo ultimo non è di sinistra.
Una prima conclusione: il filo sottile da tenere perché questo partito resti unito si chiama lealtà.
Io penso che Renzi non abbia fatto tutto bene. Ma la continua demonizzazione ha fatto del bene? Senza lealtà qualsiasi scelta politica muore prima di nascere. Per tutti.
Il PD non è dal 2007 la somma di due storie, ma un nuovo altro che ha radici sì ma non catene.
Vi sono più visioni di sinistra? È possibile un incontro plurale? Questo è il PD nato dal 2007 e che ancora non c’è. L’eventuale crollo delle forze soi disant democratiche non sarà causato da Trump o dal fascino sovranista, ma dalla responsabilità di tutti noi, maggioranze o minoranze.
Ogni "ascolto" in un circolo PD sente però questa ferita sulla lealtà. Riconoscerlo è necessario.
E sul merito delle questioni politiche, non sul carattere dei leaders, che è solo giornalismo.
Due esempi di questa opaca lealtà per capirci e anche proporre.
Il primo sulla scuola, che è il mio pane. Quando mai il PD ha raccontato la riforma Legge 107 non agli insegnanti ma...ai genitori? Si dice che bisogna “recuperare” gli insegnanti, ma su cosa? Qualcuno ha detto ai genitori che la Legge 107 chiude con le sanatorie che danno un posto di insegnante senza concorso e selezione? Qualcuno ha detto ai genitori che la Legge prevede la continuità didattica degli insegnanti per il bene dei loro figli? E se gli insegnanti sanati dalla riforma sono più meridionali che devono fare i genitori? Spostare le famiglie a Ragusa o Catanzaro? Cosa diremo ai genitori di ragazzi disabili che cambiano quasi ogni anno insegnante di sostegno? Invece il mantra dolente sul “recuperare” il voto degli insegnanti ha prodotto un accordo che smonta la continuità. A favore di chi e a scapito di chi? Certo c’è stata molta confusione gestionale ma miglioriamo la gestione o torniamo al passato?
Forse non è malato il rapporto tra Governo e le cosiddette “forze intermedie”. Sono malate per me di più le contrattazioni pubbliche che favoriscono garantismo ai dipendenti e non garanzie e diritti agli utenti. E’ un tema strutturale questo o no?
Per avere il voto degli insegnanti dovremmo dimenticare gli studenti? Credete davvero che gli insegnanti siano tutti corporativi? Dipende anche da chi gli parla. Se per lisciargli il pelo di abitudini corporative o per configurare un nuovo patto civico tra professioni e cittadini.
Secondo esempio. Sento da Bersani dire spesso “la protezione” ed ha ragione. Serve in questa fase di crisi più protezione. Ma possiamo per favore precisare che protezionismo non può essere ancora il solito assistenzialismo che abitua i poveri alla povertà?
Eppure nonostante anni così tesi i sondaggi danno il PD sopra il 30% e ben sopra le elezioni del 2013. Come mai? I giovani e gli operai non c’erano già più nel 2013, non è che invece qualcuno sia rientrato? E come spiegare il 41% del referendum, solo con simpatie renziane? Via..
Non è per caso che il nostro elettore medio condivide di più la visione politica dell’ottimismo, della creatività, del coraggio nelle decisioni anche di rottura? Pensiamo davvero che Renzi abbia avuto consenso solo perché parla bene? Quali corde tocca del paese? A questa corda possiamo aggiungerne altre più “solidali” o si fa una sfida tra corde? Fino al punto che la corda ci impicca?
Infine un pensiero sul partito. Molti qui utilizzano la metafora “Il PD la nostra casa” come si faceva una volta con il PCI qui e con la DC nel mio Veneto, quando i grandi partiti non erano solo organizzazioni politiche ma anche produttori di governo materiale. Per molti questa “casa” indica passione, impegno, solidarietà. Ma questo rapporto tra Partiti e cittadini è scemato nel tempo fino alla repellenza dell’antipolitica. Forse perchè abbiamo portato dalle nostre radici i pregi ma anche i difetti? Quando per esempio l’amicizia diventa amicalismo, la classe dirigente viene cooptata, il partito coincide con il potere, l’appartenenza si confonde con la convenienza. La crisi dei partiti nel senso del 900 è forse nelle cose, ma la riduzione della partecipazione politica è comunque un male per la democrazia sostanziale. Che fare?
Io ho due case. La prima è quella dove abito, la seconda è l’Italia, più importante del mio partito. Io preferisco per il PD la metafora di “piazza aperta” dove la ricerca del bene comune si fa con l’accettare le differenze dell’altro cercando più ciò che unisce di ciò che separa.
Io non voglio un partito liquido (l’organizzazione serve) né un comitato elettorale ma a un partito dove sia trasparente il rapporto tra partecipazione e potere. Altrimenti più che una piazza resta solo un fortino che include solo i cooptati. Non è questa una delle cause del calo delle tessere?
Per governare con realismo, etica della responsabilità, con una classe dirigente credibile dobbiamo uscire di più dalle case dell’identità, e contaminarci con i diversi da noi e farci piazza.
Non abbiamo nessuna “purezza identitaria” da proteggere, ma un’Italia da cambiare.
Il normale elettore spesso non sa che a sinistra dal 1921 in genere c'è sempre uno di sinistra che dice di un altro di sinistra che questo ultimo non è di sinistra.
Una prima conclusione: il filo sottile da tenere perché questo partito resti unito si chiama lealtà.
Io penso che Renzi non abbia fatto tutto bene. Ma la continua demonizzazione ha fatto del bene? Senza lealtà qualsiasi scelta politica muore prima di nascere. Per tutti.
Il PD non è dal 2007 la somma di due storie, ma un nuovo altro che ha radici sì ma non catene.
Vi sono più visioni di sinistra? È possibile un incontro plurale? Questo è il PD nato dal 2007 e che ancora non c’è. L’eventuale crollo delle forze soi disant democratiche non sarà causato da Trump o dal fascino sovranista, ma dalla responsabilità di tutti noi, maggioranze o minoranze.
Ogni "ascolto" in un circolo PD sente però questa ferita sulla lealtà. Riconoscerlo è necessario.
E sul merito delle questioni politiche, non sul carattere dei leaders, che è solo giornalismo.
Due esempi di questa opaca lealtà per capirci e anche proporre.
Il primo sulla scuola, che è il mio pane. Quando mai il PD ha raccontato la riforma Legge 107 non agli insegnanti ma...ai genitori? Si dice che bisogna “recuperare” gli insegnanti, ma su cosa? Qualcuno ha detto ai genitori che la Legge 107 chiude con le sanatorie che danno un posto di insegnante senza concorso e selezione? Qualcuno ha detto ai genitori che la Legge prevede la continuità didattica degli insegnanti per il bene dei loro figli? E se gli insegnanti sanati dalla riforma sono più meridionali che devono fare i genitori? Spostare le famiglie a Ragusa o Catanzaro? Cosa diremo ai genitori di ragazzi disabili che cambiano quasi ogni anno insegnante di sostegno? Invece il mantra dolente sul “recuperare” il voto degli insegnanti ha prodotto un accordo che smonta la continuità. A favore di chi e a scapito di chi? Certo c’è stata molta confusione gestionale ma miglioriamo la gestione o torniamo al passato?
Forse non è malato il rapporto tra Governo e le cosiddette “forze intermedie”. Sono malate per me di più le contrattazioni pubbliche che favoriscono garantismo ai dipendenti e non garanzie e diritti agli utenti. E’ un tema strutturale questo o no?
Per avere il voto degli insegnanti dovremmo dimenticare gli studenti? Credete davvero che gli insegnanti siano tutti corporativi? Dipende anche da chi gli parla. Se per lisciargli il pelo di abitudini corporative o per configurare un nuovo patto civico tra professioni e cittadini.
Secondo esempio. Sento da Bersani dire spesso “la protezione” ed ha ragione. Serve in questa fase di crisi più protezione. Ma possiamo per favore precisare che protezionismo non può essere ancora il solito assistenzialismo che abitua i poveri alla povertà?
Eppure nonostante anni così tesi i sondaggi danno il PD sopra il 30% e ben sopra le elezioni del 2013. Come mai? I giovani e gli operai non c’erano già più nel 2013, non è che invece qualcuno sia rientrato? E come spiegare il 41% del referendum, solo con simpatie renziane? Via..
Non è per caso che il nostro elettore medio condivide di più la visione politica dell’ottimismo, della creatività, del coraggio nelle decisioni anche di rottura? Pensiamo davvero che Renzi abbia avuto consenso solo perché parla bene? Quali corde tocca del paese? A questa corda possiamo aggiungerne altre più “solidali” o si fa una sfida tra corde? Fino al punto che la corda ci impicca?
Infine un pensiero sul partito. Molti qui utilizzano la metafora “Il PD la nostra casa” come si faceva una volta con il PCI qui e con la DC nel mio Veneto, quando i grandi partiti non erano solo organizzazioni politiche ma anche produttori di governo materiale. Per molti questa “casa” indica passione, impegno, solidarietà. Ma questo rapporto tra Partiti e cittadini è scemato nel tempo fino alla repellenza dell’antipolitica. Forse perchè abbiamo portato dalle nostre radici i pregi ma anche i difetti? Quando per esempio l’amicizia diventa amicalismo, la classe dirigente viene cooptata, il partito coincide con il potere, l’appartenenza si confonde con la convenienza. La crisi dei partiti nel senso del 900 è forse nelle cose, ma la riduzione della partecipazione politica è comunque un male per la democrazia sostanziale. Che fare?
Io ho due case. La prima è quella dove abito, la seconda è l’Italia, più importante del mio partito. Io preferisco per il PD la metafora di “piazza aperta” dove la ricerca del bene comune si fa con l’accettare le differenze dell’altro cercando più ciò che unisce di ciò che separa.
Io non voglio un partito liquido (l’organizzazione serve) né un comitato elettorale ma a un partito dove sia trasparente il rapporto tra partecipazione e potere. Altrimenti più che una piazza resta solo un fortino che include solo i cooptati. Non è questa una delle cause del calo delle tessere?
Per governare con realismo, etica della responsabilità, con una classe dirigente credibile dobbiamo uscire di più dalle case dell’identità, e contaminarci con i diversi da noi e farci piazza.
Non abbiamo nessuna “purezza identitaria” da proteggere, ma un’Italia da cambiare.
Intervento campagna d’ascolto PD Circolo D’Attore Ravenna 9 febbraio 2017


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