Ricordo, en passant, che se analogo ascolto ci fosse stato nella primavera del 2013, dopo la "non vittoria" alle elezioni politiche e la scelta di un governo (quello Letta) con Berlusconi, forse, dico forse, ci saremmo risparmiati qualche lacerazione.
Dunque, di un congresso abbiamo bisogno per definire cosa siamo, dove vogliamo andare e che regole ci diamo.
Personalmente credo che Renzi abbia fatto un grave errore a non aprire la fase congressuale all’assemblea nazionale del 18 dicembre. Quello era il tempo e il luogo giusto.
Si è fatto convincere non so da chi che era meglio rinviare.
Vedo oggi che tutti sono per fare il congresso.
Bene, si indica il congresso al più presto perché questo clima di incertezza può solo peggiorare le cose, si stringa un patto fra gentiluomini di reciproca lealtà e rispetto e si vada al congresso con mozioni politiche chiare e definite.
L’impegno, come dovrebbe essere ovvio in un partito, è che, comunque vada, tutti rispettino l’esito finale del congresso.
Naturalmente, non sono un'ingenua e so bene che nel Pd, da quando è nato, non è passato giorno nel quale qualcuno non abbia lavorato per tagliare il ramo sul quale stavano il segretario e la maggioranza di turno.
Temo che sarà così anche in futuro.
Anzi, in cuor mio, penso che, comunque vada il congresso, alla fine purtroppo una scissione ci sarà.
Però, almeno per rispetto verso di noi e verso la nostra storia, proviamoci con serietà.
E se, alla fine, qualcuno deciderà di uscire lo farà assumendosene per intero la responsabilità.
(stralcio dell'intervento scritto consegnato il 9 febbraio durante l'assemblea del circolo D'Attorre)


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